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Approfittando di una giornata di ferie, venerdì 8 maggio sono stato a Verona e non potevo farmi certo mancare una visita al centro internazionale di fotografia per vedere la mostra di Paolo Vigevani allestita presso gli scavi scaligeri.

IMG_2659Non mi soffermerò molto sulla mostra: Paolo Vigevani è un fotoamoatore che ha avuto la “fortuna” di allestire una sua personale presso questa location prestigiosa e come ogni buon fotoamatore nel suo repertorio non potevano certo mancare i riflessi di Venezia, titoli improbabili (ma vi ho già parlato del mio odio per i titoli affibbiati alle fotografie?), fotografie a derelitti barboni, immagini della Tour Eiffel o delle Torri Gemelle riprese dal basso (che sa fare anche mia nipote Valeria per inciso), paesaggi alla Franco Fontana (mal imitato) o il classico delle classiche cartoline in bianco e nero con un elemento  dell’immagine lasciato a colori.

Qualche buona fotografia si è vista, ma quanta fatica!

Ma il punto di questo post non è fare una critica alla mostra di questo onesto fotoamatore, anche se mi interesserebbe conoscere il criterioIMG_2660 con cui vengono scelti gli autori da un Centro Internazionale di Fotografia come quello di Verona, un luogo prestigioso che in passato ha dato spazio a grandi nomi da Luigi Ghirri a Tina Modotti, passando per Gordon Parks e Berengo Gardin, o che in alternativa dovrebbe dare la possibilità di farsi conoscere a nomi emergenti e meno conosciuti, ma sempre con grande attenzione alla qualità.

Il punto è lo stato della fotografia in Italia intesa come forma ed espressione d’arte, riflessione che era nata dalla notizia che gli Scavi Scaligeri stavano chiudendo, fatto che per fortuna al momento sembra scongiurato (seguite se siete interessati la pagina facebook), a seguito delle difficoltà economiche in cui versa la fondazione. Non entrerò nel merito delle polemiche politiche o del ruolo che la pubblica amministrazione dovrebbe avere nel promuovere la cultura, cosa che normalmente viene fatto male, o del fatto che non possiamo applicare la logica del profitto a tutto, ma non posso non osservare come le ultime mostre che ho visitato erano tutt’altro che affollate e addirittura la mostra di Franco Fontana a Pescara l’ho girata in perfetta solitudine.

Personalmente penso che l’italiano medio non veda la fotografia come una forma d’arte e quindi non presti la dovuta attenzione a tali eventi culturali. L’italiano medio, se va al museo, fa file lunghe d’attesa per vedere Rembrandt , Kandinsky, Mirò, Picasso, ecc… ne ammira i quadri senza capire assolutamente niente, va a vedere musei di pittori rinascimentali di cui ignora l’esistenza, e continuerà a ignorarla anche dopo, attratto forse più dal richiamo storico, che non da un sincero interesse, ma le fotografie no, sarà mica arte quella! In merito al patrimonio artistico mi trovo perfettamente d’accordo con quanto dice Philippe Daverio

[quote align=”center” color=”#999999″]Ciò dipende da 3 fattori: il primo è il fatto che gli italiani “hanno la coscienza a posto”. Gli è stato detto una volta che essi avevano il più grande patrimonio culturale del mondo, e ciò gli è bastato. Altro fattore da non trascurare è che i bisogni del singolo non sono indirizzati nella stessa direzione delle necessità pubbliche, quindi il singolo non ha una coscienza della “cosa pubblica”. Esso è contento quando realizza i suoi affari, e del resto non gli importa nulla. L’ultimo motivo è che, per un lungo periodo, l’economia dei comuni si fondava sugli oneri di urbanizzazione, ovvero si faceva cassa demolendo il patrimonio storico.[/quote]
Figurarsi per la fotografia visto che l’italiano medio pensa che con una reflex costosa e un pò di photoshop o qualche plugin tutti possono essere fotografi di qualità e quindi perché considerarla un’arte? Perché perdere un’ora in un museo a vedere le foto di Franco Fontana che tutti si sentono in grado di replicare con un pò di saturazione in photoshop?

Ma che tristezza…