locandinaMi ero decisamente abituato bene negli ultimi tempi: avevo visto Tina Modotti a Verona, a Berlino 5 grandi mostre, Irving Pen a Venezia, le mostre ai Tre Oci sempre a Venezia, ecc… , ma prima o poi doveva capitare una mostra fotografica che ti rovina il pomeriggio, bene questa è stata “Il colore della notte” di Alberto Nascimben.

Sono stato incerto se fare questa recensione perché scrivere qualcosa di negativo non è mai facile, ma, pungolato da mia moglie, alla fine ho deciso di scriverla perché, se si vuole essere credibili, non può essere sempre tutto bello e politicamente corretto.

Piccola premessa: ho sempre adorato la fotografia di architettura, il mio sito ha più di qualche piccola serie in merito, nella mia libreria i libri di Gabriele Basilico, Mimmo Jodice e Robert Franck hanno un posto d’onore e nel tempo ho formato un mio personale gusto grazie a queste letture e mostre.

Il titolo dell’esibizione e la sua copertina non potevano non incuriosirmi e quindi sabato scorso sono andato a vederla prima che terminasse.

Beh, raramente ho visto una mostra ufficiale, patrocinata dal Comune di Padova, così mediocre. Si possono vedere mostre che non stimolano, fotografie di generi non condivisi, ma a cui si riconosce una valenza artistica e che sono comunque capaci di regalarci emozioni e stimoli, qui invece parliamo di errori notevoli:

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  • Diverse fotografie erano storte, si avete capito bene, immagini di architettura storte, un genere dove la bolla deve essere lo strumento principale del fotografo, ma per molte di queste non era così. Per l’amor di Dio, capita di non essere sempre impeccabili in fase di ripresa, ma con Photoshop o in Camera Oscura si aggiusta tutto. Qui non è stato così e le cornici hanno reso ancora più evidente questo tipo di errore/orrore;
  • Diverse fotografie erano affette da luci parassite. Quelle luci, che ci affascinano così tanto in un paesaggio notturno, sono bastarde e infide e procurano flare e altri disturbi se non opportunamente controllate. Quante foto ho cestinato a causa di queste, ma non il nostro Nascimben ;
  • Diverse fotografie erano stampate con una ridottissima gamma di grigi, dove né il nero né il bianco erano stati invitati. Vi lascio immaginare il risultato finale per questo tipo di contenuto;
  • Banalità dei soggetti e composizioni approssimative, cioè se l’autore avesse intitolato la mostra “L’architettura caratterizzante delle città venete”, non avrei avuto nulla da dire, ma se il titolo è “Il colore della notte”, mi aspetto bellezza ed emozioni dati dai giochi di luce della notte, cosa che purtroppo ho non ho riscontrato se non raramente. [/list]

Quando ci sono così tanti errori in una mostra è sempre un peccato, sarebbe bastato un po´ più di attenzione ai particolari e ridurre il numero delle fotografie per migliorare l’effetto finale, ma non è stato così.

Infine una considerazione su Padova: nel panorama fotografico delle città venete è inutile nascondersi che attualmente è schiacciata da Venezia e Verona che sono capaci di organizzare mostre di alto livello. Non si tratta di un problema di spazi perché le strutture ci sono e  sono molto valide e belle, come appunto il Centro Culturale Altinate San Gaetano, ma la mia città potrebbe giocarsela dando spazio ad autori meno noti, a fotografi emergenti che potrebbero trovare un primo palco proprio nella città di Sant’Antonio. Tuttavia per far questo è necessaria una maggior selezione e rigore nella scelta degli autori, nonché una cura superiore nell’allestimento delle mostre.