EyesofWar_Cover.inddDurante la settimana di vacanza a Berlino ho avuto l’opportunità di andare a vedere al Deutsches Historisches Museum la mostra fotografica “The Eyes of War” di Martin Roemers che ha portato il fotografo tedesco a girare per quasi dieci anni tutta l’Europa, tanto tempo dopo che la guerra era finita, alla ricerca di quei sopravvissuti che durante il conflitto hanno perso la vista. Le fotografie sono state presentate insieme a delle brevi interviste dove le persone ritratte hanno descritto sia le circostanze in cui sono rimasti ciechi sia la vita quotidiana dopo la guerra.

La mostra è densa, potente e struggente allo stesso tempo; i ritratti presi a distanza molto ravvicinata, con le evidenti ferite agli occhi, ti penetrano l’anima e ti rovesciano le budella.

Martin Roemers ha ascoltato e raccolto le storie delle persone ormai anziane, storie di veterani coraggiosi, di civili sorpresi dai bombardamenti, di allora bambini, che, ritornati a giocare nel mondo dopo la catastrofe, lo trovarono cosparso di mine e pericoli ed ha ritratto i loro volti, con dei primi piani in bianco e nero ravvicinati e potenti, che ci costringono a guardare, e allo stesso tempo a immaginare di non poter vedere.

Ma noi la guerra la guardiamo in televisione quasi fosse un videogioco, assuefatti e inconsapevoli di ciò che essa realmente comporta. Roemers, senza prendere parte di nessun contendente, ti fa vedere proprio le conseguenze di questa, ti mostra tutto ciò che in televisione non ci va mai, ti fa sentire le conseguenze del conflitto, una volta che il clamore dei media si spegne, e ti ricorda che le conseguenze di una guerra durano una vita, nonostante queste vengano taciute dai media e dalla retorica della memoria.

Non so quali possano essere le prossime tappe della mostra, nel frattempo vi consiglio vivamente l’acquisto e la lettura del libro “The Eyes of War”