Non li ho fotografati

Non li ho fotografati

Ho visto tanti homeless in giro per gli USA, disperati che dormivano, mangiavano, socializzavano per strada, agli incroci, nei vicoli, davanti alle mense dei poveri in attesa di un pasto, di fronte ai  ristoranti, sotto le tettoie dei cantieri per ripararsi dal sole, in attesa che il tempo passi il più velocemente possibile. Non li ho fotografati.

Arlington, cimitero monumentale, sfila un corteo funebre, sembra un film, la banda in alta uniforme che suona, la bara ricoperta con la bandiera a stelle e strisce su un carro trainato da cavalli, il triste corteo di auto che lentamente segue il feretro attraverso colline ricoperte di prati verdi e lapidi funerarie. Non li ho fotografati. Anzi, mi sono tolto il cappello ed ho coperto la macchina fotografica in segno di rispetto.

Avevo già pubblicato la poesia di Ando Girardi “Non Fotografare” perché ne condivido lo spirito.

 

Non fotografare gli straccioni, i senza lavoro, gli affamati.Non fotografare le prostitute, i mendicanti sui gradini delle chiese, i pensionati sulle panchine solitarie che aspettano la morte come un treno nella notte.

 

Sono un fotoamatore, non devo vendere un reportage d’indagine, non devo vincere il premio Pulitzer, non è giusto sfruttare le disgrazie e il dolore altrui per un mio hobby personale, non è corretto trarre godimento dalla bella foto che sfrutta la sofferenza altrui. Non è giusto, ci vuole un limite.

Il fotoamatore quando mette la macchina fotografica al collo spesso si sente come Capa durante lo sbarco in Normandia, gli parte il trip del reportage e della rappresentazione del dolore, perché così ha l’illusione di fare fotografia nobile, di elevarsi dai soliti gattini e tramontini, senza rendersi conto della violenza  che fa ai propri soggetti, che non possono difendersi e non possono respingere la fotografia.

Non li ho fotografati, fate un favore a voi stessi, non fotografateli.