nepal001Il terremoto in Nepal della settimana scorsa mi ha particolarmente colpito e mi ha lasciato una tristezza molto grande dentro.

Sono stato in questo meraviglioso paese nel dicembre 2003 ed è stato il mio primo viaggio in Asia, il primo contatto con la cultura e le religioni di questo meraviglioso continente ed proprio grazie alla scintilla scoccata in Nepal che poi ho voluto tornare più volte in oriente.

Come dimenticare i momenti passati in Durbar Square a Kathmandu, seduto sui gradoni di uno dei templi ad osservare il pacifico scorrere della vita, come dimenticare la magia dello stupe buddhista Boudhanath dove i fedeli giravano lentamente intorno ruotando le campane delle preghiere, come dimenticare l’anziano che curava il grano raccolto con profonda cura, la ragazzina incontrata sulla via dell’Anapurna dai profondi occhi neri, i ragazzi dei tuk tuk, la giovane che mi sorrise timidamente quando scoprì che la stavo fotografando, come dimenticare il Nepal e i nepalesi per la loro dolcezza, la gentilezza l’ospitalità.

 

 

Ma possiamo definirle ancora umane quelle persone che, in nome di un pseudo “sentimento animalista”, gioiscono per quanto accaduto? Con quale coraggionepal044 e in nome di quali ideali si possono esprimere certe posizioni? Perché una tragedia di queste proporzioni è stato di fatto ignorata sui social media e presto relegata a notizia minore sui quotidiani? Dove sono i “Je suis Charlie” di gennaio 2015? Perchè non c’è stata altrettanta reazione per il Nepal o per la strage al campus studentesco in Kenya?

La verità è che siamo presi troppo da noi stessi, dalle vicende provinciali di quanto accade nel nostro piccolo paese dove c’è chi va allo stadio con le bombe per una partita di calcio o dove figli di papà vestiti di nero si divertono a fare i contestatori devastando le città non sapendo nemmeno per cosa lo fanno se non per noia.

Una delle poche cose sensate le ha dette l’alpinista Messner:

La vera emergenza non è sull’Everest. Gli alpinisti dovrebbero essere in grado di badare a se stessi. Tutti ora parlano dei morti sull’Everest, ma il vero dramma si sta svolgendo nella Kathmandu Valley e nelle altre vallate, dove ci sono migliaia e migliaia di morti e dove manca di tutto

 

Ecco non dimentichiamo questo popolo, è ora di aiutarli e per noi di ritrovare quei valori morali e di solidarietà che hanno sempre contraddistinto la storia del nostro paese.

Medici Senza Frontiere per il terremoto in Nepal

Save the Children per il terremoto in Nepal